“Cos’è per me la scuola estiva”

di Federica Scrollini

Andare a scuola mi è sempre piaciuto. Vivo con nostalgia il tempo della vita in cui c’erano degli orari certi, delle compagnie certe, prove e difficoltà prevedibili.
Con questo spirito nel 2015 tornavo a scuola: la scuola estiva politica di Be Free sulla memoria alla Casa Internazionale delle donne. Un ritorno a un ritmo consolatorio, che lasciava alla mente il tempo di riflettere. Mi alzavo la mattina, salivo sul 46 e percorrevo Via della Lungara a passo allegro verso un contesto in gran parte da scoprire.
Il primo giorno rimasi senza fiato. Mi sentivo ingannata. Tutti i percorsi formativi, accademici e non, che avevo frequentato avevano scientemente escluso il potente passaggio delle donne nella storia. Per tutto il tempo della scuola mi sentivo meravigliata da quanto nuovo sapere avevo di fronte a me. Stupita. L’ultimo giorno mi sentii in grado di superare l’emozione e parlare a tutte del mio cruccio: come avrei potuto portare queste scoperte e queste nuove consapevolezze alle donne che frequentavo ogni giorno? Di fronte a questa domanda, detta ad alta voce, nascevo femminista.
Le parole giuste mettono al mondo la realtà e in quel momento veniva al mondo il mio sé femminista: con una piccola borsa di parole nuove e con un cerchio grande e molteplice di compagne ad accogliermi.
La scuola politica estiva è per me un’occasione di risignificazione della realtà, è la possibilità di ritrovare un linguaggio che fa l’amore con la complessità. È il piacere di rotolarmi tra le narrazioni di donne tutte diverse ma tutte animate da una forte passione, intente a portare avanti un’esistenza in continuo dialogo tra forza e fragilità.
Alla fine della scuola del 2015 chiesi al falegname di tagliare a metà, per il lato lungo, la scrivania dell’ufficio di Linearmente. In questo modo riducevo la distanza tra me e la persona con cui avrei parlato.
Ridurre le distanze è stato il mio primo atto politico da femminista. Parto da me per avvicinarmi a te. La scuola dura qualche giorno, ma me la porto dentro tutto l’anno, è come una semina che dà i frutti a tempo dovuto. E non c’è semina fertile senza amore e dedizione. L’amore e la dedizione della staff della scuola.
A volte sento dire che le donne possano fare la differenza. Non ne sono convinta.
Ma sono sicura che le donne femministe possono fare la differenza, partendo da sè, partendo ognuna dal proprio luogo.
Questa è la scuola politica per me: il luogo che mi ricorda che il desiderio di un mondo rivoluzionato dal femminismo è possibile, qui e ora.