Gli occhiali di Clotilde: Il nostro mondo comune di Liana Borghi

Le funambole presentano:

Gli occhiali di Clotilde

Rubrica di recensioni a cura di Clotilde Barbarulli

Il nostro mondo comune. Un contributo del C.L.I. al dibattito aperto dal gruppo 4 di Milano. Introduzione di Liana Borghi, Asterisco 2020, pp. 141, euro 15,00.

 

Al centro il documento (in appendice ) “Più donne che uomini” elaborato (1983)  dal Gruppo 4 della Libreria delle donne di Milano contenuto nel numero speciale della rivista Sottosopra, il “Sottosopra verde” (insieme ad un saggio di Adrienne Rich mutilato di alcune parti e ad uno di Evelyn Fox Keller), con il pamphlet-risposta  di un gruppo legato al Collegamento Lesbiche Italiane,  Il nostro mondo comune edito da Felina 1983. Il problema era il pericolo – come mette in rilievo anche Elena Biagini – di un processo di cancellazione del lesbismo con la riformulazione di un  femminismo “alesbico”.

Irene Villa nella prefazione spiega che ripubblicare questi testi oggi non è un’operazione priva di attualità politica, perché , considerando le attuali  divisioni e tensioni nell’attivismo femminista e lesbico,  insieme all’in­cremento di episodi di lesbofobia  con l’affermarsi di una destra  omobitransfobica e razzista, i testi permettono di  riscoprire un posizionamento lesbofemminista importante.  Inoltre il libro fa capire che è possibile anche oggi – scrive Paola Guazzo – recuperare “il senso del confronto tra visioni del mondo e un dialogo profondo e non escludente”.

Liana Borghi nell’introduzione ricostruisce quel momento storico spiegando che lo fa ri­tornando “al separatismo lesbofemminista dalla posizione presente di transfemminista queer”, ma sempre nell’affetto per le persone di quel periodo. La formazione del gruppo che discute e scrive la risposta al Sottosopra  proveniva dal  femminismo “in lunghi periodi di autocoscienza e riflessione trascorsi a concertare politicamente teoria e pratica”, per spiegare come quel desiderio “esprimesse esperienze vive, corpi nutriti di dissensi e resistenza all’eteropatriarcato, alle sue condanne e punizioni”. Le sembra importante che quello scritto rievochi a chi legge come le strutture di potere e privilegio continuano a occultare il valore delle donne.  Oggi scrivere “donna”  include sia chi donna è stata definita alla nascita, sia chi non lo è stata ma si definisce donna: “Non era così al tempo di questa pubblicazione, dove gay, bi e trans non sono nominate/i, e, almeno nel nostro gruppo, la ‘maschilità lesbica’ non era contemplata”.

Borghi ricorda – dopo essere stata a Boston e aver conosciuto il multiculturalismo lesbico –  l’arrivo del Sottosopra nella Libreria delle donne di Firenze (“refrattaria al pensiero delle differenza di Milano), dove prestava servizio politico, con il proprio sconcerto leggendo i tagli fatti al testo di Adrienne Rich e non solo perché nel ’79 aveva tradotto e pubbli­cato un suo libro di poesie, tra cui quella del suo coming-out come lesbica che coincideva con il suo. Infatti uscì poi a cura del CLI il documento “sot­to sotto. Omissis/omen” dove Rina Macrelli di Vivere Lesbica docu­mentava la censura operata sui saggi esplicitamente lesbici sia nel Sottosopra, sia nella traduzione italiana di Segreti, silenzi e bugie: il mondo comune delle donne, di Adrienne Rich (La Tartaruga, 1982).

Come sottolinea Teresa De Lauretis il rifiuto  di dare spazio alle radici lesbiche era  dettato dalle necessità di par­lare a tutte le donne per creare un pensiero egemone nel movimento femminista:  non di meno subisce l’effetto del discorso eteroses­suale che impone “l’escissione proprio di quella figura  più capace di significare la resistenza a quel dominio”. Così evitando di affermare la sessualità come esperienza fondante del lesbismo, il continuo lesbico restituiva rispettabilità al “nome” e tranquillizzava il Movimento femminista che, in quella fase di di­sgregazione, aveva bisogno di affinità, non di divergenze.

La lesbica di Rich – sottolinea Liana Borghi nel ricostruire a livello internazionale l’intero contesto del momento – è una donna che si identifica con le donne, un soggetto trasgressivo impegnato a costruire comunità insieme ad altri movimenti eterogenei per la giustizia e la trasformazione so­ciale, a rafforzare le reti condivise senza aspettarsi altro se non un mondo comune che non sia quello degli uomini.

Secondo le teorie della differenza divulgate dal gruppo 4 della Libreria di Milano, la comunità delle donne, nel suo separatismo, più che generare forze aveva generato debolezza. Evidenziare la differenza femminile potenziava il riconoscimento e potere delle donne nel sociale, creando agio, mobilità e guadagno. Ma la tattica dell’affidamento, scrive Giovanna nel pamphlet (firmando, come si usava, con il solo nome a sottolineare che il documento è un prodotto collettivo) , propo­neva il “riconoscimento della disparità tra donne”, inteso preva­lentemente come “riconoscimento che una nostra simile vale di più”. Riconoscere differenza e disparità di competenze tra donne serviva a creare una struttura operativa liberista, efficace e vincen­te magari ammettendo l’omosessualità purché restasse nascosta. Sotto la cancellazione delle politiche dell’identità e della sessuali­tà lesbica emerge il presupposto che l’eterosessualità sia e debba essere il posizionamento “naturale” (e morale) dell’ordinamento sociale e del nuovo femminismo manageriale basato sul riconosci­mento della disparità strumentale a un affidamento verticale a donne considerate “migliori”.

Le lesbofemministe, pur  riconoscendo alcuni limiti del femminismo sottolineati da Sottosopra, consideravano inaccettabili la pratica dell’affidamento basato sul concetto di disparità e la nor­ma eterosessuale che non ammette il lesbismo dichiarato: per le lesbiche, l’autodeterminazione di corpo e sessualità è premessa fondante del nuovo mondo comune. Non era plausibile rinun­ciare alla politica dell’identità che giustificava il  tentati­vo di affermazione sociale, abbandonare la denuncia dell’oppressione quando “la radice storica della mia oppressione – si diceva – convalida la mia identità di donna lesbica”.

Sottosopra ha operato – sosteneva il pamphlet – una mutilazione sulla donna ed in particolare sulla lesbica, per­ché per essa non c’è linguaggio, né corpo, né luogo. Riflettere perciò su questi temi è interessante per qualsiasi femminista  perché il presupposto  della differenza sessuale come differenza “originaria”, ontologica, a cui tutte le altre differenze sarebbero subordinate, rende insignificante sia il posizionamento di lesbica, sia quello di nera o di povera o di colonizzata. Una insignificanza che deve farci pensare, tutt*, se si ha a cuore l’importanza di costruire una “casa delle differenze” (Audre Lorde). Elena Biagini sostiene che Il nostro mondo comune ha rappresentato un “fondamentale capitolo” nella costruzione di un posizionamento lesbofemminista in Italia, “imprevisto” tanto tra le schiere del movimento femminista, quanto tra quelle del mo­vimento omosessuale e che inoltre è stato “una delle poche letture critiche al pensiero della differenza” svolte in quegli anni. È vero, ma negli anni Ottanta non tutto il movimento – una geografia complessa fra i numerosi vivaci spazi femministi, le librerie, i centri di studio e le riviste –  si schierò con il  pensiero delle differenze: tuttavia  la posizione milanese, non va scordato, aveva grandi mezzi come università, media e pubblicazioni che permisero una apparente egemonia culturale  favorendo una polarizzazione nelle discussioni del periodo.

“Scrivendo dai paradigmi del presente, dove fonda­mentalismo transfobico e aspirazioni alla fluidità sessuale inter­secano l’omologazione istituzionale dell’omosessualità e il dissol­versi degli spazi lesbici separatisti” – sostiene Liana Borghi – emergono nel libro le energie impiegate allora “progettando e vivendo la costruzione di identità, comunità, spazi e rapporti politici” per l’affermazione del lesbismo italiano: chi legge vedrà le realizzazioni, le perdite e il lavoro che resta ancora da fare “per questo nostro mondo comune sempre in allestimento, sempre in altri termini”.

 

 

Elena Biagini, L’emersione imprevista. Il movimento delle lesbiche in Italia negli anni ’70 e ’80, ETS 2018.

Teresa De Lauretis, “La pratica della differenza sessuale e il pensiero femminista in Italia”, DWF 15, 1991.

https://lafalla.cassero.it/una-darkroom-tutta-per-se-il-nostro-mondo-comune/: Paola Guazzo.

 

 

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