“La pretesa della felicità”

di Oria Gargano

Forse perché sono di indole prepotente, sono fortemente persuasa che la felicità debba essere fondamentalmente una PRETESA. Perché se è vero, ed è assioma alla base delle democrazie borghesi, che la felicità è un diritto, è pur vero che non te lo danno senza lottare, come fosse un grazioso omaggio.
Io PRETENDO di essere felice, e le persone che mi stanno intorno debbono essere mie sodali nella costruzione di momenti di crescita, impegno condiviso, progettualità armonica, capacità di allegra e pensosa empatia, che si tratti di dare vita ad una cooperativa sociale, organizzare una scuola politica di studi di genere, scrivere progetti, gestire servizi, andare a cena fuori, intessere una storia d’amore.
PRETENDERE di essere felice significa avere la capacità di individuare i sub-obiettivi e attivare le risorse per renderli praticabili, la PRETESA si configura come forza, tanto centrifuga quanto centripeta.
Catalizzo le risorse che rendono possibile la pratica del desiderio, e faccio esplodere la mia energia verso il conseguimento degli obiettivi indispensabili alla mia vita felice.
Lotto per il diritto alla casa, al reddito, all’estrinsecazione dei miei talenti, e dei talenti altrui, lotto per il diritto all’accoglienza, alla tutela, contro il razzismo, il sessismo, l’ignoranza, perché questi sono cancri che erodono il diritto alla felicità, e la mia PRETESA diventa l’impegno politico di ogni giorno.
Allontano da me chi vuole riappiattirmi sull’immagine stereotipa di donna che altri hanno disegnato per me, senza di me, contro di me, e la mia PRETESA diventa il mio quotidiano e costruisce la felicità balzana complicata difficile e magnifica che non mi lascia mai, neanche quando sto male, perché lei è diventata me.
Ci sono individui e individue che non puoi allontanare da te con nonchalance, un materno arcaico e diffuso che da sempre lotta per fare di te una larva accogliente che si nutre della strisciante approvazione della platea degli immobili, per fare di te una specie di ostrica che tramuta ogni detrito, ogni sputo, ogni oltraggio in una perla. Mi dispiace, io non somministro al mondo quelle perle velenose.
E qui comincia l’esercizio potente della PREPOTENZA vivificante, e dell’attitudine alla pretesa.
Esercizio funambolico, fortemente creativo.
Sorry, non posso condividerti, ma non posso cacciarti dalla mia vita, mi sei madre, sorella, amica da sempre, e allora cerco di farti capire, con gli scazzi telefonici i bronci i mugugni, e le parole dolci, perché so che tu, che vorresti farmi prigioniera del buon quieto vivere che è l’unico modo di stare ( non di essere, di stare) che conosci, sei dentro la prigione dentro la quale vorresti rinchiudermi a forza. E tento di liberarti, perché solo là fuori c’è una felicità possibile.
Sono molto grata alla mia PREPOTENZA, che mi ha dato la forza di riemergere dai momenti più bui, perché sono stata una bambina viziata, avvezza a pretendere.
E le sono grata soprattutto perché mi ha donato un’intuizione che è parte fondante della metodologia mia (e di Be Free) nel lavoro con le donne che esperiscono situazioni di violenza nell’ambito della coppia, e che si rivolgono a noi per essere aiutate ad uscirne. Si rivolgono a noi piene di ambivalenze, di ferite fresche sulla pelle, di sgarri potenti nell’anima, di speranze consapevoli o no che lui torni ad essere l’uomo dei sogni che è stato, e noi lo sappiamo, quanto è complesso è il loro vissuto, quanto criminale e controproducente sia standardizzarne le vicende, ri-vittimizzarle, parlare in vece loro, giudicare il loro partner che neanche conosciamo.
Ed ecco allora quel potente misuratore infallibile, quell’indicatore magico. Chiedere qualcosa di cui soltanto loro hanno sapienza e contezza.
Chiedere con un sorriso: Sei felice?
Approdare nel loro sguardo smarrito, vederle precipitare dall’impalcatura finta del buon quieto vivere, vederle prendere vita e scappare dalla vetrina leziosa e crudele in cui tutte le cose marciscono nel loro immutabile posto, dalla gabbia che individui e individue del materno arcaico tossico hanno costruito per loro, riagganciarle mentre stanno precipitando giù, vivificante precipizio, riagganciarle con una piroetta da acrobate e sussurrare piano: la felicità devi PRETENDERLA!
Ecco. Tutto questo per me è felicità.