“Per una politica della felicità”

di Sara Pollice

La politica e la felicità sono strettamente legate se pensiamo alle pratiche femministe. E’ l’idea di partenza che è foriera di un entusiasmo creativo, nessuno ci aveva legittimate a parlare delle nostre tematiche quotidiane in termini politici e quando abbiamo deciso di farlo coralmente negli anni ‘60 e ‘70 del Novecento abbiamo interrotto il circolo vizioso dell’immobilità e dell’oppressione con la forza dell’autodeterminazione.
Il gesto collettivo dell’autodeterminazione femminile ha generato una felicità politica senza precedenti e costituisce la nostra indubbia e ricca eredità.
Non ci rendiamo conto oggi in cosa è consistito questo taglio con il passato, questa rivoluzione.
L’involucro familiare e privato dove le donne di quella generazione erano rinchiuse era l’alveo primario dove tutto si compiva, il loro sostentamento economico, la loro realizzazione, la loro identità sociale e anche la loro felicità. Il rischio da accettare per realizzare qualcosa di diverso era rimanere senza nulla, l’alternativa prospettata alle donne era un baratro personale e sociale inesplorato.
Invece quello che quelle donne hanno affermato, costruito e vissuto è la passione collettiva e politica che dà la presa di parola nel segno dell’autodeterminazione e dell’autolegittimazione.
Il senso delle scuole politiche è ancora, profondamente, questo.
Ma quello che, come tutti gli anni, vogliamo fare è andare oltre.
Capire come questa condivisione possa ampliarsi tra noi, sentire che più siamo legate e più diventiamo un’alternativa vivente ad una società che nega la ricchezza e ci vorrebbe ridotte (e ridotti) a poche inaridite caratteristiche.
Una società dominata dal neoliberismo che ci vorrebbe sole (e soli) all’interno delle proprie solitudini in modo che non ci sia il bisogno di incontrarsi e costruire legami ma rimanga solo il bisogno quello di essere connesse (e connessi) da lontano per poi consumare la nostra vita separati e da separati.
Tutto questo la pratica di una politica felice del femminismo non solo lo combatte ma anche
lo contraddice nei fatti.
Perché noi sappiamo che se non siamo sole siamo più forti e che è proprio per il fatto che
non arriviamo a tutte che succedono i femminicidi e le violenze.
Ecco che la scuola è un passo in più. Un’occasione per trovare questi legami e decidere di essere felici insieme, non cedendo alla distruzione ma costruendo in continuazione legami, relazioni, politiche e personali.