Sara Ahmed Living a feminist life

Le funambole presentano:

Gli occhiali di Clotilde

Rubrica di recensioni a cura di Clotilde Barbarulli

Sarah Ahmed è una studiosa anglo-australiana che si occupa di teoria femminista e queer, di postcoloniale e critica della razza, autrice di numerose monografie. Nel 2016 – è importante saperlo – si è dimessa dalla propria cattedra in Cultural Studies and Race del Golsmiths’ College, University of London, per denunciare il fallimento del proprio ateneo nell’ occuparsi delle molestie sessuali a danno delle proprie studentesse motivando la decisione sul suo  blog www.feministkilljoys.com. Nel sottolineare il silenzio e l’insabbiamento delle denunce, sottolinea come le molestie siano generalizzate e normalizzate nel mondo accademico. Nell’amministrazione sempre più procedurale della vita, universitaria ma non solo, regolata da mille norme e commissioni, Ahmed descrive il problema della cosiddetta ‘inefficienza strategica’ attiva all’interno dell’apparente caos istituzionale , cioè il modo in cui la riproduzione sociale delle gerarchie sessuali e razziali viene perseguita anche attraverso quei momenti in cui la macchina sembra non funzionare, ma anche quando le attività di cura vengono scaricate su  o delegate a donne o minoranze. La gerarchia viene così tenuta in piedi dall’impatto differenziale dell’inefficienza.

Ritorna sulle sue dimissioni anche nel libro Living a Feminist Life del 2017, in cui espone il “Killjoy Manifesto”, un manifesto composto da 10 punti: killjoy, ovvero chi uccide la gioia (o la spensieratezza) altrui richiamando l’attenzione su un’affermazione, un avvenimento o un comportamento problematico. Questo “guastare la gioia” è secondo Sarah Ahmed una caratteristica intrinseca di chiunque si identifichi come femminista, in quanto il femminismo ha come obiettivo quello di mettere in discussione le dinamiche di potere su cui si basano le nostre relazioni sociali. Essere una guastafeste comporta anche l’essere vista come qualcuno che ‘uccide la vita’, a causa del collegamento tra i principi vitali e quelli della felicità. Siccome vai contro la felicità, vai anche contro la vita.

“È la femminista che uccide la gioia degli altri facendo notare un momento sessista, oppure semplicemente lei mette in risalto la negatività che viene nascosta e normalizzata da un elemento di pubblica gioia?”

La figura della femminista guastafeste prospetta un progetto politico, ma anche un compito a casa da mettere in pratica nel quotidiano, nelle relazioni, ovunque: ad esempio quando si è sedute a tavola con la propria famiglia, minacciamo l’istituzione in qualche modo? o semplicemente possiamo mettere in evidenza quello che è già presente, il non detto, in quel momento, in quella stanza?

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