Testo di Betta Cianchini per Non una di meno

Un testo che Betta Cianchini, attrice e autrice teatrale e voce di Radio Rock, ha scritto per NUDM in occasione della mobilitazione #moltopiudi194. L’attrice Donatella Allegro lo ha letto in apertura della manifestazione a Roma.

Pubblicato dal blog di nonunadimeno

TU… dico tu!

TU mi hai fatto abortire quando sono stata Claudia e ho detto a Luca: “sì, un figlio con te lo voglio, anche se non abbiamo una casa, un lavoro, non abbiamo nulla”. Luca mi ha guardata, mi ha stretto le mani e mi ha detto: “no, forse no, amore mio, come facciamo, dove cazzo andiamo io e te?”.

E senza dirgli una parola, ho pensato: aspettiamo, aspettiamo ancora un po’. Forse ha ragione.

Ho aspettato tanto. Troppo. Quel figlio non c’è più stato.

TU mi hai fatto abortire.

TU mi hai fatto abortire quando sono stata Amel. Arrivata a Roma ho trovato subito lavoro, sono in gamba, so 4 lingue. Pulisco cessi e condomini. Mi alzo alle 4.30 e torno in uno scantinato stanca morta. Poi un giorno dolore forte. Cado a terra. Paura di perdere il lavoro. Mi faccio forza. Mi faccio forte. Mi faccio male. Distacco della placenta. Dovevo riposarmi, dovevo stare più attenta. Tutti che sapevano tutto. Tutti che mi insegnano a vivere, anche il dottore. Mi fa morire di vergogna, come se già non fossi morta io dentro.

Ma se a stento arrivavamo a mangiare qualcosa io e mio marito… Riposo di che?

TU mi hai fatto abortire.

TU mi hai fatto abortire quando sono stata lasciata sola. Sì, sola. Senza possibilità a 40 anni di ritrovare un lavoro, senza la possibilità di non scoprirmi disperata e bisognosa.

Bisognosa, sai cosa vuol dire sentirsi BISOGNOSA? Aver bisogno di accoglienza, di certezza di un futuro. Ma se io non ho futuro, chi posso crescere? Sentirsi bisognosa è un fallimento per tutta la società.

Tu mi hai fatto abortire PRIMA di quando lo avrei voluto!

Nel momento acido e ghiacciato che in testa ti fa rimbombare lo strazio di due parole: NON POSSO. NON POSSO. NON POSSO AVERE UN FIGLIO. NON CE LA FAREI, non me la sento, non ce la faremo mai.

Stato… Non è un bisturi che ci ha fatto abortireè la tua indifferenza.

Non è la “nostra poca sensibilità, il nostro poco senso di maternità come se fosse un tot all’etto se di migliore produzione o meno, non è il nostro cinismo a farci abortire” come ti piace gridarci in faccia, ma molto spesso la nostra paura. Il non potersi permettere una vita – almeno – decorosa, a volte!

Anche se appena nati bisognerebbe avere accesso privilegiato a una vita felice.  Solo per festeggiarla… questa vita. Ti riempi tanto la bocca di questa parola, vita.

Ma se non la si può vivere felici è una parola e basta. Invece appena si nasce nascono conti e sconti da fare e ottenere.

Donne felici non ne nascono.

E donne e uomini felici sceglierebbero con meno dolore.

Non ci sono scelte dolorose, ci sono necessità dolorose, cazzo.

E quando io chiederò di farlo, sarà una mia necessità.

I figli sono gioia quando arrivano.  Se non è gioia, non lo sarà neanche la loro vita.

Guarda i miei occhi, vergognati e domandati perché non sono felice.

E se sono a letto malata, ricorda Stato, devo essere tutelata prima IO che l’embrione.

Il tuo cieco potere, il tuo potere forte non può condannarmi a morte.

Stato, tu mi hai fatto abortire tante volte.

Ma ora che IO voglio abortire… ti arroghi il diritto di decidere per me.

Ora che sono Sabrina e che non voglio un figlio, trovo chi pretende di scegliere per me.

Ma io ho deciso che un figlio non lo metto al mondo.

Non ci sono solo donne semplicemente “portatrici di maternità”, incubatrici, donne ripiene e già pronte, ci sono donne che scelgono di avere o di NON avere un figlio.

E’ una scelta libera… che è l’unica possibile per questa mia testa, questo mio grembo, questo mio corpo e questo mio cervello. E’ una MIA scelta consapevole. Mia.

MI chiamo Valentina ho 32 anni, sono al quinto mese di gravidanza e sono morta al Cannizzaro di Catania in seguito ad una setticemia, dovuta alla mancata proposta di aborto terapeutico.

Mi volevi davvero proteggere? Non lo hai fatto.

Lo fai per me? Non lo fare.

Lo fai per Dio? Non lo farebbe neanche lui.

Lo fai per mio figlio?  Non lo fai felice.

COSI’ non lo fai felice.

Non lo fare.