Bernardine Evaristo, Ragazza, donna, altro

Le funambole presentano:

Gli occhiali di Clotilde

Rubrica di recensioni a cura di Clotilde Barbarulli

Bernardine Evaristo, Ragazza, donna, altro, BigSur, 2020, pp. 521
Clotilde Barbarulli

Il desiderio di scrivere queste storie nasce – dice l’autrice –da un percorso di attivista e dalla carenza, nella letteratura britannica, di storie non stereotipate sulle donne nere.Quello che ChimamandaNgoziAdichiedefinisce il pericolo di una storia sola riguarda tutti i settori della conoscenza,per questo i femminismi decoloniali s’iscrivono nel movimento di riappropriazione culturale che ribalta/revisiona proprio la narrazione europea del mondo. Evaristo si dichiara britannica, europea e africana, un’identità multipla, perciò vuol parlare della parte mancante della Storia in un mondo ancora connotato in termini razziali. Così nel romanzo Carole (inglese discendente nigeriana), pur essendo una manager arrivata, “il cui lessico orbita intorno ad azioni e modelli finanziari”, ad ogni appuntamento con un cliente nuovo, spera di non essere guardata con sorpresa perché, scambiata con la cameriera, non ha un carrello con caffè o tè.
Il termine‘Altro’del titolo definisce nel Regno Unito chi è marginale, al di fuori delle narrazioni di massa, come le donne nere narrate, diverse per sessualità, classe, età e così via. La fluidità attraversa le loro vite, come per Megan/Morgan“in parte etiope, in parte afroamericana, in parte del Malawi e in parte inglese / che a suddividerla così suonava strano, perché di base era semplicemente un essere umano tutto intero”. Inoltre si colloca nella categoria dei gender-free, in quanto non si considera né maschio né femmina, ed è anche pansessuale provando attrazione per “tutti gli individui nello spettro maschile, femminile e trans”: ma come trasferire in pratica la sua identità in un mondosessualmente binario?
“E se anche abbiamo deciso di rimescolare e capovolgere la lingua a nostro piacimento, di lasciar cadere le preposizioni insieme alle nostre mutande, per poi pisciare nel vasetto della sintassi e della pronuncia corrette, e di straziare a caso la grammatica, che importa? Non è in fondo un nostro diritto postmoderno e postcoloniale?” (Mr.Loverman). La decolonizzazione del canone infatti passa anche attraverso la cifra di Evaristo, una scrittura disposta graficamente in modo originale, con spazi come per la poesia [li restituisco così nelle citazioni con la barra], interruzioni che isolano parti del testo per farci riflettere o per enfatizzare un dettaglio, con pochi segni di punteggiatura, per lo più senza lettere maiuscole all’inizio delle frasi che si accumulano così oltre ogni confine tra riflessioni, domande, flash back, in un continuo intersecarsi di piani temporali. L’autrice parla di “fusion fiction”, una fusione tra prosa e verso libero, discorso diretto e indiretto, in cui le varie figure si muovono e s’incrociano “come in una danza”, in una Londra in continua trasformazione, vivace e plurale, tra fenomeni di gentrificazione, precarietà e problemi dovuti alle politiche contemporanee.
Le dodici storie sono tenute insieme dalla prima rappresentazione dello spettacolo di Amma, regista e drammaturga lesbica di colore, finalmente approdata al National Theatre, dopo tanta gavetta nei circuiti off femministi. Entrare nel circuito dei teatri ufficiali costituisce un privilegio che la cambierà? È una domanda che la figlia Yazz – che ha “lo sguardo a raggi X” anche sulle ipocrisie dei genitori – si pone quando la madre comincia a parlare “con la puzza sotto il naso dei colleghi che fanno ancora fanno fatica a emergere”.
Nessun* è mai a tutto tondo,del resto, ma stratificato, attraversato da varie contraddizioni,e nello stesso tempo mai del tutto negativ*, come Penelope, ricca femminista bianca che non sopporta le donne nere, ma alla fine – cercando notizie sui genitori biologici – scoprirà di essere inglese solo per il 17% (“mai si sarebbe aspettata di vedere l’Africa nel proprio DNA”) e andrà ad abbracciare Hattie, dai capelli ricci grigi e la pelle marroncina. Così Ammadi fronte alle accuse di Yazz – “un’umanista cazzutissima” che accusa il padre, intellettuale gay, di essere un “patriarca” – risponde che “è nato maschio in Ghana negli anni venti” e che gli esseri umani sono comunque “complicati”. La complessità che si cela dietro ogni essere umano fa sì che Evaristo per ogni situazione offrasempre un secondo punto di vista creando incertezza nel giudizio e portando a simpatizzare con chi magari prima era sembrato antipatico.
Le protagoniste declinano diversamente lo stesso problema, ma sono unite dalla comprensione reciproca, dall’essere insieme nella lotta, come aveva capito Amma condividendo le esperienze fra donne nere: “le ha ascoltate discutere di cosa voleva dire essere una donna nera/ di cosa voleva dire essere femminista quando le organizzazioni femministe bianche lefacevano sentire sgradite/ di che effetto faceva sentirsi chiamare negre, o essere picchiate da delinquenti razzisti …. /Amma si immedesimava in quelle esperienze, ha cominciato a unirsi al coro di: è vero sorella,ci siamo passate tutte sorella/ le è sembrato di trovare riparo dal freddo” .
Yazzinvece frequenta ambienti diversi, ha una gang composta da differenti amiche fra cui una musulmana che “porta in testa veli intonati al colore dei suoi vestiti svolazzanti” anche se la gente le lancia “occhiatacce”, “una ragazzetta di campagna dalle gote rosse” e un’araba “con la borsetta firmata”: ama la musica dal “rock elettrico della preistoria” a Beyoncè a Chopin all’artista innovatore arabo Amr Diab, fino a Stormzy l’impegnato rapper britannico di origine ghanese; e indaga la propria identità di genere spiegando alla madre che “essere donna è una cosa superata” quindi le sue “battaglie politiche per le donne…diventeranno superflue”.
È un libro sulla contaminazione a vari livelli, molto intrigante:certo possiamo chiederci se ha senso oggi parlare del bisogno di contaminazione, quando un virus ad alta contagiosità ci costringe a misure inedite di distanziamento, ma, proprio per questo, perché questa paura non ci allontani dall’interconnessione con l’Altr*, ha senso lasciarsi avvolgere dalle parole e dalle storie narrate da Evaristo che, con un sorriso, scompiglia qualsiasi confine, nella fluidità che attraversavite, scelte sessuali, relazioni.

Bernardine Evaristo: “In ‘Ragazza, donna, altro’ rappresento moltitudini”

Bernardine Evaristo, MrLoverman, Playground 2015.
Bernardine Evaristo, Dove finisce il mondo, Besa 2021.
https://lunanuvola.wordpress.com/2012/10/17/il-potere-dellunica-storia/ per ChimamandaNgoziAdichie

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