Covid e futuro, un percorso fra letture

Le funambole presentano:

Gli occhiali di Clotilde

Rubrica di recensioni a cura di Clotilde Barbarulli

Il libro Virus Sovrano? di Donatella Di Cesare è una finestra aperta contro l’asfissia capitalistica complicata dal covid: invita infatti a ripensare l’abitare che non è ”sinonimo di avere, possedere, bensì di essere, esistere”. “Abbiamo vissuto nel presente asfittico di un globo senza finestre che ha preteso di immunizzarsi da tutto ciò che è fuori”: ora occorre ripensare la crisi sociale, ecologica ed economica che emerge in modo eclatante con la pandemia, chiamando in causa le disparità, le disuguaglianze, dalla strage degli anziani (considerati “improduttivi”) al maggior pericolo per le donne rinchiuse nelle mura domestiche. La violenza contro le donne e le persone LGTBQIA+  cresce nelle case in cui – come denuncia il Manifesto femminista transnazionale – si deve restare per mantenere la distanza sociale, mentre l’oppressione “di chi non ha una casa in cui restare, di chi è rinchiusa e rinchius* in un centro di detenzione o di ‘accoglienza’, di chi sta in carcere o preme per attraversare i confini, è diventata ancora più insopportabile”. Ma la politica ufficiale sembra saper parlare solo con la paura e i divieti, perciò per Di Cesare è necessario cercare una dimensione comune liberata dall’economico, per coabitare nella nostra covulnerabilità.

Nel libro di Toni Maraini (Sognare e resistere nella Casa Mondo) anche  la protagonista Agata – circondata da ”una pila di documenti cartacei”, attraversata da domande e controdomande sul “subbuglio” del momento, da dati e allarmi sulla sorte del mondo – parla al telefono  con l’amico pittore Giovanni della percezione di una realtà che si deteriora, una “Casa” sempre più precaria per colpa nostra, un pianeta che stiamo distruggendo: siamo in un mondo in cui l’intrusione della realtà virtuale nelle nostre vite, rischia spesso di anestetizzare i nostri sentimenti e, soprattutto, la nostra capacità di stupirci: è il torpore dell’anima che spaventa Agata/Toni in un orizzonte di cannibalismo economico formalizzato dalle leggi di mercato.

Judith Butler dice che a rendere discriminatoria l’azione del virus è soprattutto la disuguaglianza sociale ed economica: e siamo noi umani a farlo, costituiti e animati come siamo dai poteri del nazionalismo, del razzismo, della xenofobia, del capitalismo. La particolare vulnerabilità cui ci si sente espost*  nell’angoscia di un pianeta colpito da epidemie, non impedisce però di aprirsi a nuovi orizzonti di possibilità “infrangendo il sentimento di impotenza e fabbricando speranze sul bordo del precipizio” (Stengers): ma lo sanno  i “cittadini benpensanti” che “il mondo è una tasca in cui nessuna mano fruga più senza incontrare un’altra mano?” Agata/Toni  sostiene che si può resistere alla barbarie, come si avverte da segnali sparsi ovunque, e che è ancora possibile sognare nella Casa Mondo, alla ricerca di una dimensione dove non più l’io individuale ma l’io collettivo abbia sede stabile:  “non so come conciliarmi con la storia/ e non ho cellulare con algoritmi virtuali/ ma ho mani amiche e voci/ che s’intrecciano con le mie”.

Si può dunque resistere alla barbarie: Giorgia Serughetti dice che dopo “dovremo pensare ai nostri morti e ai nostri vivi, a ricostruire un sistema sanitario… a riparare un mondo del lavoro distrutto dalla mancanza di tutele… a fare spazio ad altre e altri che chiedono protezione”.

Come sottolinea la scrittrice Annie Ernaux, nella sua lettera a Macron (ma vale per ogni paese), siamo in molt* a volere un mondo dove i bisogni essenziali siano garantiti a tutt*: “non ci lasceremo più rubare la nostra vita … né imbavagliare a lungo le nostre libertà democratiche, oggi ristrette”. Se questa pandemia è – come sostiene Arundhati Roy – una “porta” tra un mondo e il prossimo, possiamo attraversarla con “le carcasse dei nostri pregiudizi  e dell’odio … delle nostre banche dati e idee morte” oppure “possiamo camminare con leggerezza e poco bagaglio immaginando un altro mondo. E pronti a lottare per questo”. E allora – consentitemi un sogno – se ne andranno, in silenzio, i cantori del liberismo,  che per anni hanno proclamato come le spese sociali per la sanità, la formazione e la ricerca fossero uno spreco dato che la libera iniziativa ci avrebbe condotto alla terra promessa della felicità.

Giustamente  Toni Maraini, “da sempre convinta cittadina di uno spazio, quello euro-mediterraneo,” nei cui mari non possono continuare a morire migranti esuli e rifugiati, si pone domande per una prospettiva diversa di civiltà in cui ci sia possibilità di coabitazione. Significativa è la scena – evocata nel libro – del film  Il mago di Oz, in cui Dorothy, il Leone, l’Uomo di latta e lo Spaventapasseri fuggono insieme dalla strega malefica, danzando a cantando, in un “sodalizio tra regno umano, vegetale e minerale”. Questo abbozzo di originale alleanza narrata da Frank Baume nel 1900 fa venire in mente la più strutturata teoricamente fabulazione speculativa di Donna Haraway che nel 2016 invita a “generare parentele, non bambini!” (making kin) attraverso connessioni inventive, tra gli esseri umani e gli esseri altro-dagli-umani in una miriade di configurazioni aperte per poter “sopravvivere in un pianeta infetto”.

E’ il femminismo, sembra rispondere la filosofa scrittrice brasiliana Marcia Tiburi (Il contrario della solitudine), che si esprime con un movimento tra presenze in relazione pur nelle differenze, a creare l’utopia concreta per l’oggi: un contenitore di desideri e intenti di generazioni diverse, in contesti anche tra loro lontani. Se il mondo umano “che ha prodotto tanta distruzione è opera del patriarcato”, del “sistema di privilegi maschili in cui le donne sono inessenziali”, solo il movimento femminista, afferma Tiburi, “riuscirà a dare alla specie umana una nuova possibilità”.

 

Isabelle Stengers, Au temp des catastrophes. Résister à la barbarie qui vient, La Découverte 2009.

Giorgia Serughetti,   “Ricostruire lo spazio pubblico dopo l’eclissi della politica” #CallMeCOVID19,

Arundhati Roy, “La pandemia è una porta tra questo mondo e il prossimo”, Financial Times 2 aprile 2020.

Toni Maraini,  Sognare e resistere nella Casa Mondo, edizioni Lavoro 2019

Marcia Tiburi, Il contrario della solitudine. Manifesto per un femminismo comune,effequ 2020.

Annie Ernaux, “Al Presidente Emmanuel Macron” 29/3/2020 www.leparolelecose.it

Judith Butler https://www.dinamopress.it/news/capitalismo-giunto-al-suo-limite/

MANIFESTO FEMMINISTA TRANSNAZIONALE per uscire insieme dalla pandemia e cambiare il sistema (testi multilanguage)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *