Djarah Kan, Ladri di denti

Le funambole presentano:

Gli occhiali di Clotilde

Rubrica di recensioni a cura di Clotilde Barbarulli

Djarah Kan, Ladri di denti, People 2020 di Clotilde Barbarulli

People sta pubblicando libri di afrodiscendenti dopo un periodo di oblio dell’editoria per tali tematiche, ed è quindi da apprezzare perché così fa conoscere autrici emergentied  interessanti nel denunciare il razzismo italiano. Se Espérance Hakuzwimana Ripanti (E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana), adottata a Brescia da un orfanotrofio in Ruanda, soffrecuriosità e stereotipi sulle origini e tuttaviaattraverso la scrittura si riappropria di se stessa, Elizabeth Arquinigo Pardo (Lettera agli italiani come me), giovane peruvianacresciuta inItalia, racconta come è stata “intrappolata” nella gabbia burocratica del decreto Salvini, e Oiza Queens Day Obasuyi (Corpi estranei. Il razzismo rimosso che appiattisce le diversità),nata ad Ancona, analizza, soprattutto attraverso i media,perché chi è di pelle diversa non è mai interpellato su diritti e  fatti di cronaca.

Mi soffermo su DjarahKan, italo-ghanese,ed il suo libro di racconti/saggiLadri di denti, dove si parla dell’esperienza di crescere nera nel Sud Italia: cantautrice e attivista, è nota per il suo blogKasava Call attraverso il quale ha raccontato la vita a Castel Volturno, città di mare in provincia di Caserta, attraversata da persistenti tensioni razziali.È ironica nel parlare di sé quando afferma di giocare con le acconciature che, grazie ai suoi capelli afro, può cambiare a piacere con l’aiuto delle parrucche: “Adoro soprattutto quelle sintetiche, perché fanno scena e ti ricordano l’eleganza glamour di una vecchia Barbie degli anni 60.Sono figlia degli eccessi e dell’immensa libertà che può donarti il travestimento.” Nei racconti non esita a denunciare le varie forme di discriminazione: “E i ladri di denti – il riferimento è al titolo – sono quei mostri, quel coro sterminato di individui e di poteri che hanno in qualche modo dirottato la mia vita, verso esperienze e parole che ancora oggi non so se maledire o meno. Quando parlo di bianchi, non parlo mai di persone, ma di un sistema di potere e dominio dove la pretesa di governare, controllare e sfruttare, si basa sulla presunzione della razza, della bianchezza”. Essere neri e dover vivere ai margini, significa non avere voce, né identità né soggettività, da qui la metafora di non avere denti: il furto è quello di un sistema di individui che appunto rubano, colonizzano, sequestrano e manipolano la realtà al fine di riaffermare un principio di supremazia razziale.

L’autrice ricorda che da bambina aveva imparato a mentire dando “ai bianchi quello che volevano, se desideravi anche solo essere guardata”, accettando la loro immagine dell’Africa Anche la protagonista senza nome de “Gli ultimi giorni d’agosto”, adottata a Napoli, poi trasferitasi nel Veneto, ha subìto varie discriminazioni fino a sentirsi costretta ad identificarsi con la bianchezza,fra  una madre adottiva iperprottetiva e soffocante, un fratello drogato,  ed un padre che –  di fronte ad un peschereccio naufragato “con la pancia gonfia di centinaia di vite matte e disperate”- si sente irritato dalla gente che vuole sbarcare in Europa: “tutti qui vogliono venire? Tanto ‘sta storia non finirà mai”. L’inventiva razzista le fa venire in mente Fati”gonfia di mare e piena di sabbia” morta dopo che il padre aveva denunciato, su istigazione della moglie, la presenza di droga nella palazzina di fronte occupata dovel’amica viveva. Ha così una reazione violenta e la madre la picchia “selvaggiamente”: fugge e si rifugia perciò da quella che chiama ‘zia’ e che la cura raccontandole tante storie di Lagos, mentre ascolta i suoi sfoghi.

In “Conosci la tua storia”,è svelata l’arroganza che si nasconde dietro la gentilezza di molte associazioni di volontari che invitano i diversi a conoscere la propria storia, come fossero“contenitori scemi”. Ma lei capovolge la domanda, chiedendo: ma voi conoscete la vostra storia?  “Robinson Crusoe è l’esempio lampante di come la storia europea sia stata concepita”, occultando “il sangue di milioni di popoli non bianchi che sono stati ribattezzati col nome di venerdì”. Ed ancora nel 2020 gli italiani parlano dei corpi delle donne nere ricorrendo ai termini usati da Indro Montanelli  quando racconta della bambina comprata, “un docile animalino”,  durante il colonialismo:Kan mette in rilievo, giustamente, il carattere atemporale dell’esotizzazione del corpo nero anche in “Cacciatrici di negre”, dove ricordai crudeli attacchi dei suoi compagni di classe che la chiamavano puttana, violenze che evocano il passato coloniale italiano del madamismo alla fine degli anni ’30 durante il periodo delle leggi razzialioltre appunto alle  affermazioni di Montanelli, avvalorate da altri commentatori influenzati ancora dalle rappresentazioni coloniali.“La nera – recitano gli stereotipi – è selvatica, ha la giungla dentro, la bestialità, l’ignoranza”.

Perciò mi è sembrata esemplare l’azione decoloniale di Non Una Di Meno che nel 2019 ha versato una vernice rosa sulla statua di Montanelli a Milano, per rendere visibile la sofferenza di quella creatura dodicenne abusata dal giornalista dopo averla acquistata insieme a un cavallo ed a un fucile – quando era in Africa al comando di un battaglione di ascari – con “una specie di leasing, cioè di uso a termine” come ebbe a dire con cinismo in una intervista del 1982.

Se non ci fosse del resto questa xenofobia persistente in Italia, sarebbe già stata approvata da tempo una legge di civiltà, che riconosca la cittadinanza a chi è nat* o cresciut* in Italia, invece di dover aspettare anni (a volte anche inutilmente), come sottolinea l’autrice nel suo blog, mentre il governo italiano continua a mantenere rapporti di tipo coloniale con la Libia, per la cosiddetta gestione  di chi cerca di attraversare il Mediterraneo per arrivare in Europa.

In che cosa consiste l’incubo dello ius soli, che non smette mai di infiammare Parlamento e partiti? Gli sporadici e tiepidi tentativi – tutti falliti – di alcuni politici, gli anni passati a discutere di cosa sia o non sia «un vero italiano» (sic) hanno svelato la paura, secondo cui i diritti civili riconosciuti a dei minori non bianchi siano il preludio alla distruzione culturale dell’Italia, un paese chesembra ancora basarsi sull’ idea di patria come terra dei padri bianchi, e non vuole ammettere italiane e italiani neri, cinesi, indiani o altro.L’identità è invece un costrutto culturale, un processo aperto all’incontro, allo scambio, alla contaminazione ed è necessario un pensiero ‘plurale’, dialogico ed aperto, che vada ‘oltre l’identità’. Non possiamo quindi accettare un’idea di identità che si basa sulla negazione dell’altro, non possiamo accettare che chi emigra muoia in mare, come ci dice Kan con grande forza evocativa, mettendo in crisi chi legge: “Questi neri muoiono… continuano a mettere in discussione ogni singola parte della vostra identità di europei…Questo è il loro corpo, incastonato nella pancia del Mediterraneo”.

 

DjaranKan, Ladri di denti, People 2020.

https://ilmanifesto.it/la-sposa-bambina-che-puzzava-di-capra/

https://ilrifugiodellircocervo.com/2020/10/08/chi-sono-i-ladri-di-denti-intervista-a-djarah-kan/

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